Soggiorno formato da un divano bianco, una poltrona blu e che termina in angolo con una vetrata

Come la “Bellezza” può essere oggettiva se diventa, o torna ad essere, funzione stessa dell’architettura e non una risposta ad una corretta realizzazione di un qualsiasi lavoro artistico. Se per un attimo incominciassimo a pensarla in maniera del tutto opposta, cioè che la conclusione di una qualsiasi forma (la Bellezza) e percezione possa essere in realtà la base principale per progettare e/o ideare un qualsiasi cosa tale da suscitare emozione e quindi da ritenerlo bello.

Fin dall’antichità il concetto del bello era un elemento imprescindibile dove già in Vitruvio nel suo “De Architectura sosteneva che l’architettura si basava su tre requisiti fondamentali quali:

  • firmitas (solidità);
  • utilitas (funzione, destinazione d’uso);
  • venustas (bellezza).

Questi temi oggi sono ancora fortemente oggetto di discussione nella continua ricerca Architettonica.

Negli ultimi decenni appare sempre più complicato la crescente relazione tra Bellezza e Utilità nell’architettura. Non solo, nella cultura contemporanea è cresciuta la paradossale valutazione del più si nasconde e/o negare qualcosa ad un qualsiasi manufatto architettonico, più si ha la possibilità di conferire bellezza. Quindi l’essenzialità della forma estremizza la funzione ed il risultato finale sarà definito “bello”.

Ma la definizione del “BELLO” è oggi usata in maniera impropria e ci deve far riflettere.

Si è perso un concetto fondamentale che ha modificato il significato di bello voluto dal Vitruvio: il “bello” non deve essere definito aggettivo nell’Arte e quindi nell’architettura come risultato di giusta forma e funzione oppure come semplice valutazione stilistica e/o morfologica, ma dovrebbe essere definito come “funzione” stessa dell’architettura e dell’arte.

Il bello è funzione quanto la funzione stessa di oggetto o manufatto, e non può essere portata a identità subordinata diventando una risposta ad una corretta distribuzione di forma abbinata alla funzione.

Zona soggiorno con un divano bianco e cuscini blu, un tavolino di vetro al centro e a fianco una poltrona blu

Ora cerchiamo di trasportarlo nella vita reale e soffermiamoci nelle azioni che facciamo ripetutamente tutti i giorni. Immaginiamo di prenotare un tavolo in un locale sabato sera dopo lo stress settimanale. Entriamo in questo locale, tra l’altro progettato da un noto architetto. Ci accorgiamo subito della cura dei dettagli, arredi di design che donano un ambiente piacevole alla vista. Entriamo e ci sediamo notando la cura nella scelta degli arredi e delle finiture di qualità.  Andiamo in bagno per lavarci le mani e notiamo un bellissimo lavabo a ciotola con un rubinetto a cascata creando un bellissimo effetto scenico. Lo usiamo ed abbiamo difficoltà a lavarci le mani in quanto l’effetto cascata del rubinetto e la ciotola poco profonda fa schizzare l’acqua e ci ritroviamo ad avere bagnate non solo le mani. Sottolineiamo il tutto al proprietario della scomodità e ci sentiamo dire che è stato pensato cosi perché è più bello.

Gli esempi possono essere tanti e sottolineano proprio come la bellezza è pensata come risultato finale come se fosse una risposta conclusiva dell’opera.

Schema di come si crea un oggetto funzionale e bello

Bellezza come linee guida di progettazione ed ideazione, in separazione al bello inteso come valutazione finale.

Concentrarsi sul bello come funzione dell’architettura come sono forma e funzione riuscirà ad aprire ad una nuova era per l’architettura, riportare il concetto vitruviano in chiave moderna.

Un altro errore fondamentale nella comprensione del Bello è che un manufatto o qualsiasi progetto, una volta impreziosito da elementi che possono essere definiti decorativi (quindi delle aggiunte), presi singolarmente hanno un loro grado di bellezza, ma una volta contestualizzati portano ad una confusione tale da sterminare in realtà “il bello” che doveva essere portato da queste aggiunte estetiche. Il bello deve essere uno STRUMENTO nel processo di creazione o progettazione di qualsiasi elemento. Questo ragionamento può portarci al pensiero del periodo Razionalista, dove il decoro era considerato come strumento da debellare e che estremizzare la funzione portava al bello.

Sala pranzo con un tavolo in vetro apparecchiato e sedie nere attorno.

Il vero problema non è il decoro di per sé, ma il come si utilizza ed il come lo si porta al suo utilizzo. Se su un tavolo mettiamo un vaso di fiori perché risulta più bello è lì che sbagliamo. Per rendere quell’angolo di casa funzionale anche dal punto di vista estetico devo posizionare ed usare determinate caratteristiche del vaso grazie anche alla funzione del bello che lo uso come strumento cardine per la buona riuscita del progetto.

Il bello mi costringe a vedere la contestualizzazione del vaso in quell’angolo di casa in maniera diversa, controllerò il suo colore, la sua luce, il materiale utilizzato, l’accostamento con i materiali che ci sono intorno ecc.

Il bello nell’architettura nel concetto di comfort indoor

Un aiuto a comprendere meglio il concetto di bello risiede proprio nel concetto di “decorazione” che deriva dal concetto latino di “decorare” che significa “ornare, abbellire” che richiama a “decorum” che significa “convenienza”.

Decoro deriva dal latino “Decore” che significa “convenire, stare bene, addirsi”. Parlare di decorazione non è affatto inutile come è sostenuto fin ora perché ha a che fare con una dimensione etica, il che identifica un potere che, in architettura nel design ecc, è sia utile che essenziale per l’identità di un oggetto.

Open space con una cucina di colore bianco e a destra un tavolo da pranzo in vetro

Decorare un qualcosa è definito “giusto” quindi decoroso ed opportuno per l’identità di un essere umano. Una decorazione aggiunta può essere necessaria se non importantissima per esibire unidea di essere umano, che ha una dimensione etica che richiede il soddisfacimento dei bisogni tra cui quello della bellezza. Quindi elemento importante quanto la forma e la funzione.

L’essere umano è sempre stato aperto nel decorarsi fin dall’antichità proprio per soddisfare l’io più intimo di sé e richiamare una sua identità, affermarsi e personalizzarsi rispetto al contesto. Uomo che si differenzia tra i simili, manufatto architettonico che si differenzia dal contesto urbano circostante. Quindi la decorazione su manufatti architettonici porta a rendere questi più vicini a noi e quindi più umani?

Soggiorno che dal divano dà verso la sala da pranzo e un corridoio, divisi da un parete

Il che non vuol dire affatto minimizzare e declassare forma e funzione a discapito della bellezza, in quanto un manufatto senza forma e funzione non ha motivo di esistere, ma si sta semplicemente dando alla “bellezza” un valore che si è perso nel tempo e che senza di esso un oggetto anch’esso non ha motivo di esistere perché non soddisfa i requisiti fondamentali e reali dell’uomo. La bellezza può essere oggettiva se incarna perfettamente l’animo umano, l’io oggettivo in ognuno di noi e non una piccola sfumatura limitata, il punto in comune che ci rende parte di una specie.

Nel benessere, nel comfort architettonico uno dei requisiti è quello di soddisfare il bello nell’essere umano. Ecco perché la bellezza salverà il mondo.