Christo e Jeanne Claude nello studio di Christos

La prima volta che ho sentito parlare di Cristo probabilmente è stata quando ero così piccolo da non poterla ricordare. La prima volta che invece ho sentito parlare di Christo la ricordo perfettamente perché ero uno studente al secondo anno di Architettura che seguiva il corso “Teorie e pratiche della progettazione Architettonica” del prof. Arch. Giangiacomo D’Ardia. Non appena vidi una foto delle Surrounded islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83 fu subito amore.

Cenni biografici

Il lavoro di Christo (all’anagrafe Christo Vladimirov Yayachev, nato il 13 giugno 1935 a Gabrovo in Bulgaria) racchiude in sé pittura, scultura, architettura e paesaggismo. Un artista completo, forgiato dagli orrori della seconda guerra mondiale e dalle persecuzioni del regime Comunista ai danni del padre e della sua fabbrica di prodotti chimici, trovò subito riparo in un mondo meraviglioso in cui spesso gli uomini evadono dai problemi della vita reale.

La madre Tzveta Dimitrova, era segretaria generale dell’Accademia delle Belle Arti di Sofia e nel 1953 ebbe inizio la formazione culturale del figlio, intervallata dagli obblighi del regime che imponeva agli studenti di istruire i contadini su come disporre gli elementi del paesaggio per impressionare i viaggiatori.

Tre anni dopo, il giovane lasciò la Patria per trasferirsi prima a Vienna e poi a Parigi guadagnandosi da vivere con l’esecuzione di ritratti per signore e bambini dell’alta società. E proprio a Parigi Christo incontrò l’amore e nacque così un sodalizio lungo una vita con Jeanne-Claude, la figlia di un generale francese che gli commissionò un ritratto di famiglia.

L’impacchettamento

Tela laccata, Tessuto in cotone, Tela cerata, fogli di plastica rinforzati, stoffa, juta, polietilene, plexiglas, tessuto rivestito, polipropilene, poliammide, tessuto in nylon, corde e cavi d’acciaio.
L’impacchettamento iniziò dapprima con oggetti di uso quotidiano di piccole dimensioni per passare poi ai progetti sempre più grandi ed audaci. Un processo che il critico D. Bourdon definì: “Svelare occultando”. Questo perché il tessuto, adagiato su un oggetto, ne esalta la forma, la presenza, ne dichiara ed afferma l’esistenza, ma al tempo stesso ne cela il contenuto, rendendolo misterioso, desiderato.

Nel 1961 i due coniugi Christo e Jeanne-Claude divennero iniziarono a denunciare, con le opere, criticità sociali ed ambientali.
Il 27 Giugno 1962, pur non ottenendo il permesso per farlo, realizzarono un muro di barili di petrolio, il Wall of Oil Barrels, Iron curtain, 1961-62, bloccando Rue Visconti a Parigi per otto ore prima dell’interventi delle autorità.

Un gesto significativo ed ambivalente per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su ciò che stava avvenendo in Germania (dove si stava realizzando il muro di Berlino) e sulla fonte non rinnovabile più preziosa al mondo, che in seguito sarebbe divenuta motivo di numerosi conflitti tra Nazioni.

L’utilizzo dei barili (lasciati grezzi, con i colori industriali, i marchi e la ruggine), il blocco di una strada pubblica e la partecipazione di tantissimi aiutanti professionisti e non, sono caratteristiche mai prima di allora considerate ammissibili nell’arte per creare un’opera temporanea. Risalgono a quegli anni anche dei magnifici disegni per l’impacchettamento di edifici.
La trama di Project for a wrapped pubblic building, 1961 è un capolavoro di facciata, che a vederlo sembra sia stato delineato dalle mani di un Archistar.

Ma perché impacchettare gli edifici?

Per ottenere il permesso per realizzare le sue prime opere, Christo allegò alle proposte, una relazione in cui esponeva una giustificazione pratica alle commissioni valutanti: l’impacchettamento poteva servire come protezione durante i lavori di manutenzione o come impalcature di protezione nel caso di demolizioni. Christo aveva capito che si poteva sfruttare un’accattivante finalità pratica e temporanea per creare Arte. Come se noi oggi guardassimo come opportunità ciò che appare normalmente nell’ immaginario di un cantiere con dei lavori in corso.

Christo e Jeanne-Claude in numeri

Oggi come oggi valutiamo qualsiasi cosa in base alle recensioni, ai like, ai commenti, alle visualizzazioni e i followers sui social, alle pubblicazioni ed altri dati di questo tipo.
I numeri pesano sulle nostre vite ed influenzano le nostre decisioni. Così come influenzano il lavoro e la carriera artistica di una persona.

Negli anni 60’/70’ in cui i grandi concerti Rock registravano ingressi record e le Band facevano numeri da capogiro con i loro dischi venduti, Christo faceva parlare di sé in base alla quantità di materiale utilizzato, di persone coinvolte, di bozzetti preparatori, di visitatori, di ore di lavoro. Numeri che complessivamente superavano qualsiasi immaginazione e che proprio per questo sono divenuti iconici.

Il dato più emozionante è proprio quello delle persone coinvolte: 125 operai,scalatori e studenti per la realizzazione di Wrapped Coast, Little Bay, Australia, 1969; 99 per Valley Curtain, Rifle, Colorado, 1970-72 e 5000 biglietti venduti in due settimane per godere della vista aerea delle Surrounded Islands con una compagnia di elicotteri turistici di Miami sono solo alcuni noti esempi.

Christo e Jeanne-Claude in Italia

Nell’estate del 1968 Jeanne-Claude fu impegnata a Spoleto, in Italia, con la realizzazione di Wrapped Medieval Tower e Wrapped Fountain. Nella piazza barocca del centro storico.
Le due opere rimasero esposte per tre settimane in occasione di un festival cui gli artisti erano stati invitati a partecipare. L’impacchettamento in tali contesti ha focalizzato l’attenzione del visitatore sul contenuto.

Spesso non osserviamo ciò che ci circonda perché è sempre sotto i nostri occhi. La privazione invece induce ad un desiderio, una mancanza. Nel 1970 la città di Milano organizzò una grande mostra per il decimo anniversario di Nouveaux Realistes. Per questa mostra Christo e J.C. concepirono due progetti temporanei.

foto in bianco e nero di un muro ricoperto

The Wall – Wrapped Roman Wall, Via Veneto and Villa Borghese, Rome, Italy, 1973-74

Uno fu l’impacchettamento del monumento a Leonardo Da Vinci che rimase avvolto nel tessuto bianco e nelle corde rosse per diversi giorni in piazza della scala; l’altro coinvolse il monumento a V.Emanuele, in piazza Duomo, impacchettato per 48 ore. Quattro anni più tardi la realizzazione nella capitale: The Wall, wrapped Roman wall. Avvolgendo in 259 metri di tessuto in prolipropilene e corda per quaranta giorni una parte delle mura aureliane di Via Veneto, vicino ai giardini di villa borghese.

Tre dei quattro archi impacchettati continuarono ad essere utilizzati per il traffico veicolare e il quarto dai pedoni. L’ultima grande opera realizzata da Christo in Italia, risale al 2016, sul lago d’Iseo.

Impatto ambientale

Non tutti sanno che Christo e J.C. per realizzare le loro grandi opere, produssero come nel caso di Running fence, Sonoma and Martin counties, California, 1972-76, voluminosi rapporti sul possibile impatto ambientale.
Nel corso degli anni, tutte le aree coinvolte dagli interventi temporanei dei due artisti sono state riportate allo stato originale ed i materiali utilizzati per le realizzazioni riciclati.

Tre opere emblematiche di Christo

È difficile scegliere tra le tante opere realizzate nel corso di una lunga e spettacolare carriera.

  • The floating piers: La su citata realizzazione sulla superficie del lago d’Iseo.
    Una passerella lunga 3 km, larga 16 metri ed alta 50 centimetri, costituita da 70.000 metri quadri di tessuto giallo cangiante sostenuto da una struttura modulare galleggiante composta da 200.000 metri cubi di prolietilene ad alta densità, per permettere ai visitatori di camminare tra le isole e le località di Sulzano, Monte isola e l’Isola di S.Paolo.
    Una simbiosi perfetta quindi tra landart e praticità, una sottolineatura al concetto che il successo di Christo è stato soprattutto l’aver saputo coinvolgere il pubblico all’interno delle sue opere.
Ponte sull'acqua al lago d'Iseo

The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-16

  • Wrapped Reichstag. L’aspetto più affascinante di questo progetto, è la perseveranza e la caparbietà con la quale Christo e jeanne-Claude, hanno “lottato” 24 anni per ottenere il permesso per realizzarlo.
    E poi i disegni preparatori, la sessione parlamentare del Bundestag di Bonn del 1994, in cui Christo, seduto sugli spalti, osservava i politici discuterne l’approvazione ed il risultato finale: un edificio, simbolo del potere, svuotato e trasformato in un’opera fluttuante, quasi spettrale, delicata, candida, unica, un qualcosa che davvero non ha precedenti nella storia. Per farlo vennero utilizzati 100.000 metri quadrati di tessuto in prolipropilene a maglia stretta rivestito di alluminio e 15.600 metri di corda blu di polipropilene di 3,2 centimetri di diametro.
Reichstag a berlino

Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95

  • Wrapped trees, foundation beyeler and berower Park. Ci vollero due anni di pianificazione per selezionare i 178 alberi che volevano impacchettare. Crearono modellini per ognuno di essi per studiare la forma singola e la composizione d’insieme.
    Il 13 Novembre 1998 l’ambizioso progetto venne realizzato, utilizzando 55.000 metri quadrati di tessuto in poliestere intrecciato e 23,1 chilometri di corda. L’altezza degli alberi variava da 25 a 2 metri, mentre il diametro andava da 14,5 centimetri ad 1 metro.
    Il tessuto traslucido che componeva forme simili alle nuvole, lasciava intravedere i rami degli alberi, come arterie di un organismo vivente.
Alberi ricoperti in Svizzera

Wrapped Trees, Fondation Beyeler and Berower Park, Riehen, Switzerland, 1997-98

Un progetto ispirato da un’opera di Christo e Jeanne-Claude: Fiori Artificiali

Nel 2014 la Toto Holding e l’Università degli studi “G.D’annunzio” di Chieti e pescara- Dipartimento di Architettura, hanno indetto un concorso di idee per la sistemazione dell’area di snodo tra la A24 e il GRA.

Render del progetto Fiori Artificiali

In particolare tra gli obiettivi di concorso vi era quello selezionare un’idea complessiva di sistemazione delle aree dello svincolo che, a partire dalle tematiche ambientali, ponendo molta enfasi al tema delll’utilizzo di materiali ecocompatibili e fonti di energia rinnovabile, fosse in grado di conferire al nodo autostradale una caratterizzazione anche figurativa in ragione della sua importanza e della sua posizione strategica.
Così in collaborazione con gli arch. Gianvitale Manocchio e Pasquale De Santis abbiamo pensato di valorizzare tale area traendo spunto da uno dei più ambiziosi e costosi progetti di Christo e Jeanne-Claude: The Umbrellas, Japan-Usa, 1984-1991.

Un progetto fruibile simultaneamente in due luoghi diversi dando vita ad un’unica opera. In giappone c’erano 1340 ombrelli blu, negli Stati Uniti 1760 ombrelli gialli. Ogni ombrello base incluso era alto 6 metri, aveva un diametro di 8,66 metri e pesava circa 200 kg. Venne impiegato un volume di 7600 litri di pittura 18 km di pali, 24.800 km di stecche e 410.000 metri quadrati di tessuto.

Ombrelli in un parco in Giappone

The Umbrellas, Japan-USA, 1984-91

Nelle aree di progetto abbiamo disegnato un elemento compositivo principale costituito da una struttura esagonale, sorretta da un gambo in acciaio, pensata al fine di creare spazi coperti con un impatto visivo personale, riconoscibile anche  dalle auto transitanti sulle autostrade.

Disegno tecnico di un "Fiore Artificiale"

Moduli frapposti tra il traffico veicolare e gli edifici contestuali, che oltre a creare un luogo di aggregazione in un posto così insolito, rivalutando il concetto di infrastruttura grigia, contribuiscono anche all’abbattimento del rumore e dello smog, alla produzione di energia rinnovabile e al riciclo delle acque piovane.

Schema di un "Fiore Artificiale"

Fonte immagine copertina: www.christojeanneclaude.net