Soggiorno Villa Necchi

Circondata da un ampio giardino privato di alberi, Felci e Magnolie, con piscina e campo da tennis, Villa Necchi Campiglio, appartiene al circuito delle dimore storiche “case museo” di Milano. Sita in via Mozart 14, la Villa che seguiva lo stile razionalista imperante in quegli anni, con elementi di art déco – venne progettata, nei primi anni ’30 dall’architetto Piero Portaluppi, su commissione delle sorelle Nedda e Gigina Necchi e di Angelo Campiglio, marito di quest’ultima. In seguito, a partire dal 1938, gli interventi sul giardino esterno e il rifacimento di alcuni arredi furono affidati all’architetto Tommaso Buzzi. La villa fu donata al FAI dalle sorelle Necchi prive di eredi.

La famiglia Necchi Campiglio attiva nel settore della produzione industriale e macchine da cucire, era nota per le frequentazioni di personaggi illustri e per l’apprezzamento della grande arte, oltre ad essersi contraddistinta per alcune azioni estremamente generose. A tal proposito, merita di essere ricordata la circostanza secondo la quale i proventi della vendita di alcune opere d’arte della collezione Necchi furono donati all’Istituto Europeo di Oncologia fondato da Umberto Veronesi.

La testimonianza del buon gusto e dell’ospitalità dei proprietari è presente all’interno della villa: i dipinti, le porcellane, le sculture e gli arredi di pregio, acquistati in vita, testimonia come il tempo vissuto all’interno aveva una dimensione colta e onirica, diversa dal ritmo che si svolgeva fuori dalle mura.

La forma, i volumi, gli spazi scelti ridefiniscono con chiarezza di stile il culto del bello, mai eccessivo o sfrontato, la raffinatezza di pensiero e la lungimiranza dei proprietari, il loro posizionarsi nell’eternità, oltre il tempo inteso come epoca storica.

Villa Necchi Campiglio piscina

A dare il benvenuto a ospiti e visitatori, situata nell’atrio è “L’amante morta” una delle opere più significative di Arturo Martini, donata dalla storica dell’arte e gallerista Claudia Gian Ferrari al FAI.

La disposizione degli spazi interni risponde alla divisione tradizionale delle dimore nobiliari: area giorno al primo piano, stanze da letto al piano superiore, stanze di servizio nel sottotetto e sale da gioco nel seminterrato, insieme agli spogliatoi e bagni per la piscina. Ampie zone destinate ai ricevimenti e alla socialità: la Sala da pranzo, il Fumoir, la Biblioteca e il Salone, ambienti arricchiti di opere di artisti del primo Novecento, tra cui Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Mario Sironi e la celebre scultura in posa serpentinata Il Puro folle (Parsifal) di Adolf Wildt, collocata nel Giardino d’Inverno.

Quello che affascina delle case e, in particolare, dei luoghi intrisi di storia che si apprestano ad essere visitati è la luce e il silenzio quasi mistico, un odore che predispone all’ascolto, una forma poetica dello spazio. L’eco dei passi che si sono succeduti e delle voci permane nelle pareti e nel legno delle superfici, sembra essersi “posato” sui mobili, frutto del pensiero sapiente di fini ebanisti, in una relazione intima tra passato e presente. La scelta dei materiali, degli arredi, le poltrone, gli schienali e le stoffe, il loro modo di posizionarli è una ricerca che consiste sempre in una “trasmissione di saperi” e ha a che fare con le emozioni di chi li realizza: la grandezza degli spazi e delle finestre nel segno di apertura e protezione allo stesso tempo; il modo in cui entra la luce e bagna le cose, suggellano sentimenti e incontri, stipulano alleanze.

 

Sapresti dirmi perché il rumore di taluni passi si sente col cuore, come se il cuore udisse?

(Giovanni Verga)