Nadia ed Irene

Nel 2017, le allora ancora studentesse di architettura Irene Librando e Nadia Peruggi, sono partire per la prima volta alla volta dell’Africa, cariche di aspettative ma non ancora in grado di immaginare cosa gli sarebbe successo nei due anni successivi.

Dopo una permanenza di 3 settimane nella regione nord del Ghana,  per partecipare alla costruzione del dormitorio per la scuola di arti e mestieri del villaggio di Sang, organizzato dall’architetto Blanca Fernández con la Nka foundation, è iniziata una lunga attività di ricerca riguardante i metodi costruttivi in terra e l’architettura vernacolare in Ghana.

Il loro ritorno in Italia è coinciso con l’ultimo concorso internazionale di architettura indetto dalla Nka: “Reinventing the African Mud House, Design-build challenge in rural Ghana”, che è stato il tema della tesi di laurea “Kalì: progetto di un unità modulare in terra cruda e legno per una scuola in Ghana”.

Il progetto è risultato vincitore, e l’intero 2018 è stato quindi dedicato all’organizzazione di un workshop internazionale di architettura in terra cruda, che si è concluso con la costruzione di un’aula per la junior high school del villaggio di Okorase.

Ora, insieme ad altri tre colleghi architetti che hanno partecipato al workshop Kalì,  è stato fondato arch.AROUND: l’obiettivo è quello di continuare ad aiutare comunità rurali in via di sviluppo, fornendogli gli spazi (scuole, ospedali, edifici ricreazionali etc.) ma soprattutto permettendogli di rivalutare i sistemi costruttivi vernacolari applicandoli nella costruzione di edifici contemporanei.

Interno dell’aula

Interno dell’aula del progetto Kalì.

Costruire in Ghana: tradizionale e contemporaneo

L’architettura tradizionale in africa sub-sahariana è da sempre basata su materiali locali quali terra, legno e paglia. È simbolo di sostenibilità e tradizione, ma sta lentamente scomparendo poiché vista, anche dalle popolazioni locali, come povera ed obsoleta.In questo il Ghana non fa eccezione: mentre le principali città come Accra, la capitale, Kumasi, Sekondi-Takoradi, Cape Coast e Tema stanno vivendo una costate trasformazione, le aree rurali continuano ad avere una configurazione sociale ed urbanistica che rispetta le antiche usanze.Tuttavia l’attitudine che tende ad abbandonare le tecniche tradizionali per l’utilizzo di materiali e tecniche industriali si sta diffondendo sempre di più, lasciando largo campo alla speculazione edilizia ed a metodi  costruttivi che non sono adatti per l’economia, l’ambiente ed il clima di questo paese.

Alcune ONG, come NKA Foundation prima e RADeF (Rural African Development Foundation) oggi, stanno cercando di intervenire per provare a cambiare questo approccio, combinando il bisogno delle popolazioni in queste aree di costruire complessi scolastici con la rivalutazione dell’architettura vernacolare e l’utilizzo di materiali naturali.

Questo è il motivo per cui nel corso degli ultimi anni sono stati proposti dei concorsi internazionali con il fine di redigere il progetto di un edificio scolastico, reinterpretando le costruzioni in terra cruda in maniera innovativa e dimostrando che le tecniche tradizionali sono ancora le più economiche e sostenibili.

Il miglior modo per farlo è collaborare con le comunità locali, unendo così la competenza delle maestranze locali riguardo le differenti tecniche di utilizzo della terra cruda come materiale da costruzione e le idee dei giovani progettisti. Il risultato sarà un edificio performante e durevole.

Questa aspirazione è stata appunto raggiunta attraverso l’organizzazione di workshop internazionali, dove i progettisti vincitori sono chiamati anche a gestire il cantiere mentre l’ONG RADeF si occupa del coordinamento locale.  A questi, si aggiunge un gruppo di volontari internazionali e la manodopera locale che collaborano per completare la costruzione nell’arco di 3-4 mesi.

Il contesto economico e sociale

Il Ghana è una nazione multiculturale, in cui convivono pacificamente diverse etnie e dove c’è un’ampia varietà linguistica e religiosa. È la seconda nazione al mondo per la produzione di cacao e l’agricoltura è una delle principali attività lavorative insieme all’arte e l’artigianato.

Infatti, una delle più importanti forme d’arte è la realizzazione del Kente: un tessuto in cotone intrecciato a mano. È rappresentativo della popolazione Akan, un gruppo etnico del sud del paese, ed è utilizzato nelle occasioni formali, come i matrimoni, ed era tradizionalmente indossato dal re degli Asante.

Il turismo sta contribuendo alla crescita economica, con un focus sulle politiche della sostenibilità. Negli ultimi dieci anni il Ghana è stato pioniere dell’eco-turismo, attraverso le relazioni e la collaborazione tra i volontari internazionali e le comunità locali.

Il settore dell’educazione è ancora in via di sviluppo e c’è una grande differenza tra le aree rurali e quelle urbane e tra il nord ed il sud del paese. Nella Northern Region, Upper East Region ed Upper West Region, che sono zone perlopiù rurali, c’è una percentuale elevata di bambini e ragazzi che non ricevono alcun tipo di educazione scolastica.  Nelle regioni con agglomerati urbani, come la Greater Accra Region e la Central Region, questa percentuale si abbassa. Per quanto riguarda la lingua, la maggior parte degli adolescenti del sud del paese studia sia l’inglese che i dialetti (che cambiano di regione in regione), mentre al nord l’inglese è meno diffuso.

Caratteristiche delle case rurali in Ghana 

Savana del nord 

Nelle regioni del nord il clima è caldo e secco, con piogge tra marzo e settembre, e questo non favorisce l’agricoltura e la vegetazione è quella tipica della savana tropicale.

Qui l’abitazione in terra è composta da un certo numero di piccole capanne circolari e rettangolari disposte attorno ad una o più corti. Le attività quotidiane si svolgono principalmente all’esterno.Le pareti sono realizzate con la tecnica del massone, utilizzando un mix di terra rossa, acqua e talvolta anche paglia, e quasi sempre non hanno una fondazione ma poggiano direttamente sul terreno. Le capanne di tipo circolare sono coperte con un tetto in paglia di forma conica, quelle rettangolari, invece, hanno un tetto piano fatto da una struttura di legno intrecciata ed uno strato di argilla molto sottile a chiusura.

Foresta pluviale tropicale

Il clima è caldo-umido con una stagione delle piogge annuale, infatti,  vi sono differenti tipologie di vegetazione: gli alberi variano dalla palma al cacao ad altri frutti tropicali.

Il tipo di abitazione tradizionale Ashanti è un edificio,  costruito solitamente attorno ad una corte. La tecnica costruttiva utilizzata è quella a “wattle-and-daub”: dopo aver assemblato una struttura in legno o bambù, si passa a riempire le parti vuote delle pareti con una miscela di terra. A differenza della regione nord, qui i muri poggiano su un basamento di 60 centimetri, un accorgimento cruciale in un’area geografica dove la pioggia può causare danni di umidità di risalita. Il tetto a falde ha una struttura in legno ed è coperto con stuoie di paglia o bambù.Recentemente, questo tipo di casa è costruito con blocchi di cemento e lamiera grecata, pur non cambiando la configurazione della pianta.

Savana costiera

A sud il clima è caldo-umido, le stagioni delle piogge sono due: la più breve tra luglio ed agosto e l’altra tra dicembre e febbraio.

La caratteristica principale delle abitazioni costiere è che sono state progettate per essere smontate ed assemblate nuovamente in diversi luoghi durante l’anno. Infatti, sebbene questa usanza sia sempre meno praticata, la maggior parte delle persone che vivono nella savana costiera erano tradizionalmente pescatori e si spostavano lungo la costa  a seconda della stagione di pesca.

Solitamente sono  costruite utilizzando erba, foglie di palma, bambù e paglia, che sono materiali abbondanti in quest’area. La principale differenza con gli altri tipi di case è che, anche se c’è uno spazio esterno adiacente all’abitazione, la maggior parte delle attività quotidiane avviene all’interno delle capanne, dove le persone cercano protezione dal sole. Non vi è nessuna fondazione, si preferisce solo una pavimentazione in terra battuta di spessore 10-15 centimetri, mentre il tetto è generalmente coperto con paglia.

L’esperienza del villaggio Okorase nel 2018

Il progetto del complesso scolastico per il villaggio di Okorase è nato nel dicembre 2017 ed ha visto la conclusione delle attività della fondazione Nka con l’ultimo concorso: “Reinventing the African Mud House, Design-Build challenge in rural Ghana“.

Dopo di che i progettisti vincitori del concorso hanno iniziato a collaborare con una ONG ghanese, che prosegue il lavoro di Nka: RADeF foundation.

Il villaggio ha una popolazione di un’età media di 25 anni, ma essendo una piccola comunità, la maggior parte delle persone non ha ricevuto un’istruzione oltre quella elementare. Infatti la principale attività economica è la produzione e l’esportazione di fave di cacao ed altri prodotti agricoli.

Fino all’estate del 2018, quindi, il villaggio aveva solo una scuola elementare per ospitare circa 400 bambini.

Per chi di loro avesse voluto continuare gli studi, era necessario percorrere a piedi una strada non asfaltata di 9 chilometri, ogni giorno, per raggiungere Kwaso, il villaggio vicino.

Ecco perché RADeF ha scelto Okorase come location dei workshop. Da giugno a dicembre 2018, con l’aiuto della comunità e del capo villaggio nana Adu Boahene, sono state costruite due aule (da utilizzare per il 1 ° e 2 ° anno di scuola media) da una squadra spagnolo-tedesca con il progetto “Aulaterra”, guidata dagli architetti spagnoli Diego Peña Jurado e Paco Rodriguez Zafra, ed una internazionale con il progetto “Kalì”, guidata dagli architetti italiani Irene Librando e Nadia Peruggi.

Prendendo in considerazione le conoscenze sulla configurazione tipologica e le abitudini quotidiane della tipica famiglia ghanese della regione di Ashanti, il masterplan progettato dai due team per l’area scolastica di Okorase reinterpreta il concetto della corte come spazio comunitario, collocando 4 aule per ottenere al centro uno spazio per gli studenti. Gli ingressi degli edifici sono disposti lateralmente per creare percorsi diretti tra gli edifici.

Nel masterplan sono inclusi anche altri edifici con funzioni differenti come nuovi servizi igienici, una sala per i docenti ed una biblioteca, che saranno condivisi dalle scuole elementari e medie.

Kalì Pavilion

Il progetto “Kalì” è stato annunciato a marzo 2018 e realizzato tra il 1 ° settembre e il 1 ° dicembre 2018, dopo una campagna di crowdfunding e con l’aiuto di 18 volontari internazionali provenienti da Italia, Germania, Polonia, Turchia, Austria, Francia e Paesi Bassi. Nel giro di 3 mesi, con un budget di 9000 euro, il gruppo si è unito alla manodopera locale per costruire un’unità sostenibile in terra e il legno.

Il progetto è stato concepito a valle di tutti gli studi effettuati riguardo le abitazioni tipiche nelle diverse regioni climatiche e le informazioni sull’attuale livello di alfabetizzazione del paese.

L’aula ha una superficie di 66 m2, è stata costruita utilizzando 133 m3 di terra rossa battuta manualmente e 3 km di paletti in legno, piallati senza l’utilizzo di elettricità, che non era disponibile. Tre quarti della lunghezza della classe sono definiti da due muri di terra battuta, alti 3 metri e lunghi 8,5 metri, tra i quali sono posizionati i banchi.  Il fronte è completamente realizzato in legno, per ottenere uno spazio più luminoso per la lavagna, la luce può essere modulata da una serie di tende realizzate con tessuti tradizionali “wax”.

In effetti, i tessuti tradizionali sono stati uno dei temi ispiratori del progetto: una delle forme d’arte più importanti in Ghana è la produzione di  tessuti cerati colorati. Il design è basato sul tipico motivo intrecciato del tessuto, pensando ad uno spazio che è modulabile e può fornire una sfumatura graduata della luce.

La performance climatica dell’edificio è un altro dei temi fondamentali: sia che siamo nella stagione delle piogge che in quella secca, le temperature della regione di Ashanti oscillano tra i 20 e i 40 gradi Celsius.

Con l’utilizzo dei muri in terra e con l’accorgimento della parete aperta sul prospetto sud, i bambini possono studiare in uno spazio che è sempre fresco nelle ore più calde della giornata; condizione che è estremamente importante per il loro apprendimento e per mantenere attiva la concentrazione.

È così che le pareti in terra assorbono la luce solare, evitando che lo spazio interno diventi troppo caldo, e gli schermi in legno, insieme al tetto sollevato, permettono che la ventilazione naturale faccia il suo corso, con l’aria fresca entra nella parte bassa dell’edificio e  quella calda esce verso l’alto. Sotto il tetto in lamiera grecata, sono state aggiunte delle stuoie in paglia fatte a mano, che aiutano ad isolare lo spazio dal calore.

Infine, un altro degli obiettivi è stato quello di mirare a trovare modi innovativi per utilizzare i rifiuti che non possono essere riciclati nel villaggio. Di questa importante parte del progetto si sono occupati principalmente i volontari, che hanno raccolto più di 3000 bustine di plastica, utilizzate in Ghana per l’acqua depurata che può essere bevuta e che finiscono spesso per essere bruciate. La plastica è stata accuratamente lavata ed utilizzata per fare delle schermature per il dell’edificio dove il tetto raggiunge una maggiore altezza ed anche una rete da pallavolo per la scuola elementare.

Cosa riserva il futuro?

Il caso di Okorase è un esempio di come la collaborazione tra progettisti internazionali e manodopera locale possa portare ad un nuovo risultato architettonico, che sia sostenibile e funzionale, perché utilizza materiali e tecniche autoctoni ed è perciò adatto all’ambiente ed alle condizioni climatiche. Inoltre, la comunità locale ha le capacità per mantenere queste strutture in modo indipendente con i più economici materiali locali.

Gli autoctoni  imparano come migliorare i sistemi di costruzione vernacolare, con facili espedienti come la costruzione di una fondazione e di un basamento per evitare l’umidità di risalita, o di rendere il tetto più ampio per proteggere le pareti dalla pioggia. Dall’altra parte, i progettisti internazionali hanno l’occasione di relazionarsi con materiali e tecniche che sono stati messi da parte anche in paesi in cui sono stati tradizionalmente utilizzati in passato (come le tecniche della terra cruda che erano diffuse in alcune aree europee e che si stanno via via riscoprendo).

L’obiettivo per il futuro è quello di proseguire l’esperienza partendo da Okorase, e poi in altre aree del Ghana, espandendosi sempre di più in modo da fornire i mezzi necessari alle comunità per imparare a gestire le proprie risorse e a lavorare anche in autonomia per costruire le proprie infrastrutture, per poter diventare artefici del proprio sviluppo.

Per saperne di più: www.archaround.com