Il Guggenheim Museum si affaccia sulla trafficata Fifth Avenue, alla 89th street, nel centro del borough di New York.

Il Solomon R. Guggenheim Museum fu progettato da uno degli architetti più importanti del XX secolo: Frank Lloyd Wright. È interessante andare alla scoperta di questa spettacolare architettura passeggiando immersi nel Central Park, scorgendolo all’improvviso in mezzo alle foglie e i rami degli alberi. Mentre stai camminando per raggiungerlo, lo noti, lo intravedi e non ti accorgi che a dividere il parco dal museo in realtà c’è una strada urbana. Questo rende la sua scoperta ancora più incredibile e mi fa pensare immediatamente all’architettura organica, nonostante ci troviamo in pieno centro a Manhattan.

Una volta usciti dal Central Park, ci si ritrova questa immensa spirale capovolta di fronte agli occhi, come una bellissima nuvola bianca in mezzo a un temporale (di grattacieli). Solo in un secondo momento ti accorgi del traffico infernale di New York, con quei taxi gialli che sfrecciano lungo la Fifth Avenue, indicata nella mappa come Museum Mile.

Il Guggenheim visto dal Central Park

La bianca spirale capovolta del Guggenheim intravista tra le foglie degli alberi del Central Park, in netto
contrasto con le architetture e i colori degli edifici confinanti.

Entrando nel museo, inizialmente ci si trova all’interno di uno spazio piccolo con un soffitto basso, tipico delle architetture di Wright, ma tutto questo dura solo un attimo, perché pochi passi più avanti ci si immerge all’improvviso in uno spazio aperto, illuminato dall’alto e circondato da un’unica grande rampa che sale tutto intorno, avvolgendo il visitatore. Wright pensa questo museo come uno spazio aperto, con la rampa protagonista in quanto spazio servito e spazio servente insieme. Oltre ad essere, infatti, insieme agli ascensori, il collegamento verticale che permette la fruizione del museo, sono esposte già in essa alcune opere d’arte. I più spavaldi percorreranno in salita questa rampa per visitare il museo, ma nella logica più comune si sale all’ultimo livello in ascensore, per poi iniziare la discesa in immersione nelle opere d’arte.

La rampa serve delle “nicchie” espositive aperte, scandite dai setti portanti, ma non solo. Si può accedere, infatti, ad alcuni spazi più riservati, delle gallerie, per visitare particolari mostre. È qui che ci si può raccogliere maggiormente, restando a tu per tu con quadri, statue o fotografie.

Persone che ammirano una esposizione

Dal parapetto della rampa ai setti in calcestruzzo armato che suddividono lo spazio espositivo in cui
vengono collocati quadri o sculture e agli ingressi alle piccole gallerie per particolari mostre.

Le linee di questa architettura sono così morbide, accompagnano dolcemente l’occhio e non si (ti) confondono mai. Il colore bianco aiuta l’esposizione, rendendola all’occhio mai noiosa o cupa. L’illuminazione naturale, proveniente dalla cupola alla sommità dell’edificio, raggiunge bene la rampa, ma non del tutto le nicchie, che sono a loro volta illuminate da aperture poste in alto a contatto con il soffitto e con l’illuminazione artificiale, in alcuni casi (pochi) puntata direttamente sulle opere.

L’interno del museo non è mai a contatto con l’esterno. Questa scelta è fondamentale, perché non permette distrazioni: tutta l’attenzione è concentrata esclusivamente sull’arte. Eppure, a proposito, molti artisti, all’epoca dell’apertura del museo, non erano molto convinti di esporre le loro opere al suo interno, considerando la possibilità che i visitatori potessero essere distratti dall’eleganza e la bellezza in sé dell’architettura stessa e non potessero cogliere invece l’importanza dei loro lavori. Tutto ciò mi ha riportato in mente le polemiche riguardanti le decorazioni barocche interne alle chiese, le quali potevano distrarre i fedeli dal dialogo con Dio.

La verità è che ogni opera al suo interno è allo stesso modo valorizzata, che sia un Picasso, un Kandinsky, o un Degas. Ed è fantastico poter dire di aver potuto osservare l’arte nell’arte, di aver potuto avere un dialogo con quadri, sculture, installazioni, all’interno di un “temple of spirit”, il Guggenheim.

Il nastro e la cupola

Guardando verso l’alto si può scorgere questo bianco nastro che si allarga sempre di più e la cupola vetrata
dalla quale proviene la maggior parte della luce naturale.