disegno tecnico

“Non dico che il disegno tecnico sia già Architettura, ma di sicuro è l’ultimo momento in cui l’Architetto è ancora libero di volare” (gpa2017)

4 racconti di Architettura scritti nella lingua del disegno tecnico

1. Uccidi il committente

Antologia grafica di un’esperienza professionale importante, fotografia di un dialogo continuo tecnico/committente, analisi del processo creativo percorso insieme.

Tutto questo attraverso 4 racconti, scritti nella lingua del disegno tecnico, ognuno di essi è una risposta ad una domanda, tutti fissano, nel tempo, una pagina della stessa storia.

Una storia che si chiude con un omicidio letterario, l’assassinio del committente, rito di guarigione che rende di nuovo libera la coscienza dell’Architetto.

Reato indotto.
Autodifesa.
Assoluzione, unica opzione possibile.

sezione – prospetto

disegni di architetture sospese 17 febbraio 2016
sezione – prospetto
studio del sistema spazio altare/tamburo/cupola

2. Istruzioni per l’uso

Architettura è un lungo e difficile percorso verso la ricerca di un possibile equilibrio.

Ricerca ed Equilibrio
Tra masse e linee di forza.
Tra forma e funzione.
Tra domanda e risposta.
Tra architetto e committente.

Una serie infinita di equazioni, un continuo provare e riprovare, pur di permettere, al proprio e sano ego creativo, di mantenere in piedi tutta quella costruzione che si rivelerà poi essere una architettura, forse.

Col tempo mi sono convinto che trasmettere tutto questo, riuscire a farne una sintesi comprensibile a tutte le figure coinvolte nell’intero processo creativo, è come scrivere un racconto, tracciare una storia, sviluppare una trama.

Il problema è la lingua.

Gli elementi principali ci sono tutti, i personaggi, le relazioni e le ambientazioni.

I processi creativi sono gli stessi, si sviluppano i profili degli attori, si costruiscono le relazioni interpersonali e si racconta di come interagiscono con i luoghi dove vivono e si muovono.

Il punto è scegliere come si vuole raccontare la storia.

Ho provato, a volte, a raccontare un progetto scrivendo pagine su pagine, parlando e descrivendo la visione del tutto, tratteggiando un particolare costruttivo, specificando il materiale scelto e di come la tecnica costruttiva legata a questo condizionasse la geometria e la forma dell’intero complesso.

Ma più andavo oltre, più tentavo di trasmettere le sensazioni, lo spazio, le luci e le ombre delle mie architetture, più perdevo per strada le informazioni tecniche e geometriche utili per la loro realizzazione.

Qualche secolo fa altri architetti risolvevano questo problema parlando dei loro progetti usando l’unica lingua capace di comunicare tutte le informazioni necessarie, ci hanno lasciato tavole e tavole di disegni tecnici in cui, oltre la pura nozione geometrica e dimensionale, veniva trasmessa l’idea di spazio e di forma che avevano in mente.

Raccontavano i loro progetti usando il disegno tecnico, una lingua che nel tempo ho imparato, dimenticato e riscoperto.

Come in un percorso iniziatico, è stato necessario cadere e rialzarmi per potere di nuovo vedere.

sezione – prospetto

disegni di architetture sospese 19 marzo 2016
sezione – prospetto
studio coperture transetto/navata sx/navata centrale

3. La lingua dimenticata

Se è vero che l’Architettura ha bisogno di essere costruita per mostrarsi, è il progetto che la presenta, raccontando una storia scritta in una lingua antica, una lingua che parla per immagini, per sensazioni, attraverso informazioni codificate.

Gli Architetti tutti, maestri e custodi di questa conoscenza, sono stati educati al suo uso, hanno imparato a parlare questa lingua grazie a docenti pazienti, guide illuminate che, più o meno inconsapevolmente, hanno indirizzato, ed indirizzano ancora oggi, le giovani menti dei propri allievi verso percorsi da loro già esplorati, in una rivisitazione della bottega d’arte, attraverso la rilettura del rapporto maestro/allievo come metodo di trasmissione del sapere.

La scuola non come istituzione, ma come luogo di dibattito culturale a più voci, in cui grande importanza assumono le qualità e le capacità personali di questi tutor, l’amore che questi sono capaci di trasmettere verso e per l’Architettura.

Per tutto questo, considero un privilegio avere conosciuto l’ultima generazione di Architetti campani in grado, nella seconda metà del secolo scorso, di partecipare con autorità, e con un proprio stile, al dibattito accademico internazionale sull’Architettura, non solo come singoli professionisti, ma soprattutto come esponenti maggiori di una corrente di pensiero conosciuta e riconosciuta come la scuola napoletana.

Tra loro c’era chi parlava di Architettura con la forza delle parole, io preferivo quelli che sceglievano come tramite il disegno tecnico.

disegni di architetture sospese 25 dicembre 2016

disegni di architetture sospese 25 dicembre 2016
sezione – prospetto
studio copertura navata centrale/prospetto principale

4. Un mondo magico

Mondo magico quello del disegno tecnico, un mondo in cui l’Architetto parla questa lingua antica, misteriosa, codice per iniziati, fatta di geometrie, numeri, memorie e simboli, e di come tutto questo arrivi a definire il prodotto finale del suo lavoro.

In questo mondo, sempre più spesso, esploro percorsi linguistici diversi, momenti di riflessioni e di sintesi che mi aiutano a comprendere una scena, a guardare sotto la giusta luce un personaggio, a vedere un probabile finale per il racconto che sto scrivendo.

Come una mosca bianca, ho coscienza della mia eresia, e della distanza che mi separa da un presente dove grande spazio viene dato nella produzione grafica ai software più avanzati che la scienza informatica ci ha donato, portandoci scientemente ad una omologazione formale che condiziona l’Architettura stessa.

Un presente in cui lo stesso mondo accademico si è lasciato colonizzare, diventando incapace di trasmettere, alle nuove generazioni di Architetti, questa antica disciplina.

disegni di architetture sospese 06 giugno 2017

disegni di architetture sospese 06 giugno 2017
sezione – prospetto
studio prospetto principale/coperture navata centrale/navata dx/cappella feriale

5. Io continuo a disegnare

In questo mondo, io continuo a disegnare.

Continuo, convinto della forza comunicativa del disegno tecnico, nella sua capacità di mostrare una realtà aumentata, di raccontare il progetto grazie a geometrie, numeri e simboli.

Provo, attraverso il disegno tecnico, a raccontare la mia Architettura usando, con mani artigiane, computer e programmi come una volta usavo matita, compasso e tavolo da disegno.

Offro al lettore un diverso punto di vista, lo doto di una lente correttiva che permetta ai suoi occhi di leggere, in poche righe, la visione complessiva della storia che ho scritto per lui.

Se poi, nonostante tutto, non ci riesco, allora restano storie, racconti.

Diventano disegni di Architetture Sospese.

LA BACHECA DEI MODELLINI

LA BACHECA DEI MODELLINI
ipotesi n. 1 (modellini A e B)
ipotesi n. 2 (modellino C)
ipotesi n. 3 (modellino D)