Regium Waterfront

A Reggio Calabria, città di mare affacciata sullo Stretto di Messina, caratterizzata da un cinquantennio di abusivismo e violazione di ogni piano urbanistico, il contrasto tra buona e cattiva architettura, tra visioni progettuali e attuazioni delle stesse, tra linee guida e loro mantenimento nel tempo, è quanto mai evidente. Alla fine del secolo scorso un primo segno forte aveva concesso alla città il riscatto della sua parte più bella attraverso la riqualificazione di quel lungomare che Gabriele d’Annunzio aveva definito “il più bel chilometro d’Italia”.

Regium Waterfront Regium Waterfront

Grazie ad una operazione di interramento della linea ferroviaria che separava l’area urbana dal mare, i cittadini acquistavano uno spazio funzionale in grado di valorizzare, al tempo stesso, la bellezza del paesaggio e la necessità dell’incontro.

A distanza di molti anni, arriva un secondo segno forte: l’approvazione di un progetto firmato nel 2007 dall’architetto iracheno Zaha Hadid.

Regium Waterfront Regium Waterfront

Nasceranno entro il 2026, grazie ai finanziamenti della comunità europea, e in base ai piani approvati, un “Museo del Mediterraneo”, dotato di spazi espositivi, una biblioteca, un acquario (probabile nuova sede dei Bronzi di Riace) e un Centro Polifunzionale con negozi, cinema, auditorium, uffici. Se da una parte le forme sono quelle ricavate dai riferimenti zoomorfi propri di una città costiera (una stella marina, le valve di una conchiglia) e dall’inconfondibile segno grafico di Zaha Hadid, dall’altra non può non saltare agli occhi come il Regium Waterfront non abbia una mera valenza architettonica, ma sia anche culturalmente rilevante per una città che cerca di affrancarsi da un difficile passato e ripensare il proprio futuro a medio-lungo termine.